Chiesa di Santa Maria di Loreto

Roma | Piazza Venezia

La Chiesa di Santa Maria in Loreto, situata nel cuore di Roma, è considerata il miglior lavoro dell’architetto rinascimentale Antonio da Sangallo il Giovane.

E’ costruita in laterizi e travertino ed è notevole per la grande bellezza delle proporzioni ed il nobile effetto prodotto con molta semplicità. L’ordine inferiore è a pianta quadrata, il superiore è ottagonale ed il tutto è sormontato da una fine cupola e da un’alta lanterna.

La lanterna è un’aggiunta successiva (1582) di Jacopo del Duca ed è stata soprannominata la “Gabbia dei grilli”. Nel 1500 la “Congregazione dei Fornari” aveva ottenuto da papa Alessandro VI una piccola cappella che fu abbattuta per costruire la chiesa attuale. I lavori, su progetto di Sangallo furono iniziati nel 1507. Sulla facciata c’è una Madonna della scuola di Andrea Sansovino mentre gli angeli che si trovano sulle porte laterali sono di Jacopo del Duca. L’interno è di forma ellittica con cinque altari.

IL PROGETTO DI RESTAURO

Restauro e risanamento conservativo di prospetti

Indagine preliminare

Lo stato di conservazione della Chiesa è interessato da un forte degrado delle cortine laterizie soprattutto nella parte basamentale del dado sangallesco dovuto alla presenza di forte umidità di risalita. Inoltre si rileva lo stato di dilavamento delle superfici in laterizio con finitura a finto travertino, detta sagramatura, che caratterizzano l’apparato architettonico del tamburo.

Prima fase di lavoro

Le prime operazioni di restauro hanno interessato la pulitura delle superfici in cortina laterizia che compongono la maggior parte dell’edificio. Tutte le puliture sono state eseguite con con sistema Jos a bassa pressione a vortice rotativo elicoidale con granulato finissimo neutro al fine di salvaguardare le superfici originarie. Si è poi proceduto al restauro vero e proprio tramite ripresa della stilatura dei giunti che prevede la scarnitura delle vecchie malte salvaguardando dove possibile le originarie e nuova stuccatura delle connessure tramite con malta di calce ed inerti adeguati.

Tecniche di restauro adottate

Il rinnovo delle superfici con sagramatura è stata realizzata tramite stesura di colla di malta e successiva finitura a stucco romano e tinteggiatura a base di latte di calce. Per le parti lapidee dopo le analisi dello stato di conservazione è stato realizzato il preconsolidamento, la pulitura, l’ancoraggio tra distaccati al supporto murario, le integrazioni delle parti mancanti con materiale identico all’originario per forma e misura. Particolare cura è stata rivolta alla rimozioni delle stuccature non indonee effettuate nei precedenti restauri e le nuove stuccature con grassello di calce reintegrate alle superfici originarie con riequlibratura cromatica tramite acquerello. Infine è stato eseguito un trattamento mediante biocida per prevenire la formazione di attacchi di microorganismi autotrofi.

Restauro conservativo della Cappella di San Carlo

Il restauro ha interessato gli stucchi, le dorature tramite l’ ingente rimozione dei depositi superficiali con pennellesse, spazzole e aspiratori la rimozioni sostanze soprammesse mediante applicazione di miscele solventi e basica  e sali inorganici applicati ad impacco o a tampone. il ristabilimento parziale della coesione degli intonaci con applicazione di prodotto consolidante. Sono state rimosse meccanicamente lestuccature eseguite in precedenti interventi non idonee e si è proceduto alle nuove stuccature. Nei casi di mancanze di parti modellate è stata eseguita l’ integrazione plastica con stucco affine per composizione e granulometria all’originale, al fine di restituire unità di lettura all’opera o anche di ricostituire parti architettoniche o decorative strutturalmente necessarie alla conservazione delle superfici circostanti ed alla reintegrazione estetica dell’opera. Le dorature sono state ripristinate, in presenza di cadute e abrasioni, con applicazione di oro in foglia. Per le parti affrescate si è proceduto con l’estrazione di efflorescenze, il ristabilimento della coesione della pellicola pittorica, dell’adesione tra supporto murario, intonaco e l’intonachino e tra gli strati d’intonaco costituenti il supporto dell’intera struttura mediante iniezioni con malta idraulica premiscelata. Infine sono state eseguite: la reintegrazione pittorica delle lacune delle parti affrescate ad acquarello e/o tempera, con velatura e reintegrazione a “scomparsa”, al fine di restituire l’unità di lettura cromatica ed estetica all’opera; la reintegrazione pittorica della decorazione a finto marmo dei basamenti. Su tutte le superfici è stato applicato un protettivo a base di resine naturali e acriliche in soluzione.